Si scrive Boxe Thailandese e si legge Muay Thai. Un corpo a corpo con gomitate, pugni, calci e ginocchiate micidiali. Sconsigliato alle mammolette.
Sembra un ragazzo qualsiasi. Viso pulito, jeans e maglietta, espressione quieta come i ritmi lenti e pigri di Venaria, che gli ha dato i natali 17 anni fa. E’ Mathias Gallo. Ma è tutto fuorché un ragazzo comune. Stoffa da fuoriclasse, grinta da campione, muscoli scolpiti da allenamenti massacranti. Mathias è un combattente di Thai Boxe, anzi è il campione del mondo in categoria dilettanti. Ha messo al tappeto thailandesi, bielorussi, ucraini e kazaki. Ha vinto il pregiudizio di essere un farang, uno straniero che combatte nelle terre che hanno inventato le arti marziali. Perché Mathias vive in Thailandia. E vince anche lì.
Ma questo risultato Mathias lo ha costruito giorno per giorno, con umiltà e forza di volontà. E lo costruisce anche adesso, mentre si allena di fronte a me, trasformando un luogo improvvisato in palestra. Dopo la scuola, che frequenta dalle 9 alle 16, si allena per tre ore. Quando non ha lezioni da seguire, dedica quotidianamente cinque ore per prepararsi a combattere. Riscaldamento, esercizi con i colpitori, simulazione di combattimento e di corpo a corpo. E poi le attenzioni nella cura di sé, a partire dall’alimentazione, per “fare il peso” mantenendo i 57 kg: più carboidrati a pranzo e più proteine la sera. Quando sale sul ring colpisce come una tigre e stende l’avversario. Ma subito dopo viene il momento dell’abbraccio. Anzi, spesso cena insieme al suo avversario e riguarda in TV l’incontro appena disputato. I suoi genitori lo seguono nel suo peregrinare tra gli stati dell’Asia, dove combatte almeno una volta al mese. La mamma è armata di telecamera; il papà dispensa consigli tattici. Proprio andando a vedere il padre Mathias Gallo Cassarino ha deciso di praticare la Thai Boxe e di scendere in campo in prima persona. Ha combattuto per la prima volta a 12 anni e ha vinto. Continua a raccontarmi la sua storia, prima saltando su dei copertoni vecchi per rinforzare i muscoli, poi sospeso in aria come un ragno. Inizia ad allenarsi ad Orbassano e a Torino. Poi, inseguendo i suoi sogni, raggiunge la patria della sua disciplina, la Thailandia, dove vive con i genitori dal 2006. Lì le cose sono diverse. Non si lotta per passione, ma per portare a casa il pane. I ragazzini salgono presto sul ring e a 24 anni sono già considerati anziani. Da noi, invece, si comincia tardi e si va avanti anche fino a 35 anni. Mathias si adatta in fretta ai nuovi ritmi, diventando presto un avversario rispettato e temuto. Per le sue doti viene invitato a disputare la Queen’s Cup 2010 in occasione del compleanno della Regina thailandese, un avvenimento molto importante per il paese. Ovviamente si porta a casa la vittoria e assieme a quella arriva anche la tanto agognata cintura, che innalza fiero di fronte a me. Poi la richiude nel borsone e, finito l’allenamento, torna al silenzio della provincia da cui è venuto. Con la ferrea volontà di vincere ancora e ancora.




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