
Tori seduti, una tribù speciale
Si avvicinavano le Olimpiadi Invernali di Torino 2006. Dopo le Olimpiadi si sarebbero svolti i Giochi Paralimpici. La Nazionale non bastava. Torino non poteva presentarsi all’appuntamento senza una squadra di Sledge Hockey. Tanto valeva fondare una tribù.
Lo sledge hockey, o hockey su slittino, è la variante dell’hockey su ghiaccio che può praticare chi ha disabilità alla parte inferiore del corpo. La differenza con l’hockey su ghiaccio tradizionale è che i giocatori si muovono, come suggerisce il nome della specialità, grazie ad uno slittino e due bastoni. In Svezia sono i primi anni ’60 quando due uomini appassionati di hockey decidono di inventarsi un modo per giocare nonostante il loro handicap. Lame di pattini, un telaio metallico, due bastoni per spingersi e colpire il puck: comincia il gioco! A poco a poco negli anni questa specialità dell’hockey è andata diffondendosi. Nel 1994 i Giochi Paralimpici di Lillehammer sono il primo evento ufficiale per lo sledge hockey e la prima squadra a vincere è proprio la Svezia. In occasione degli ultimi Giochi Paralimpici a Vancouver, dove nel 2010 hanno trionfato gli Stati Uniti, è stata introdotta la partecipazione femminile in squadre miste. Ma c’è ancora tanto da fare per aiutare la diffusione dello sledge hockey.
Tribù a nudo
A Torino l’Ice Sledge Hockey è praticato dai Tori Seduti, una tribù di atleti decisamente agguerriti. Sport 2.0 li ha incontrati nello spogliatoio e ha chiesto a Laura Scognamiglio, team manager e addetta stampa, di raccontarci cosa succede in Italia. “In Italia si disputa un vero e proprio campionato, anche se le squadre sono solo tre.” I Tori Seduti di Torino affrontano nei gironi triangolari del campionato l’Armata Brancaleone di Varese e le Aquile del Sudtirolo di Bolzano. Fortunatamente le tre città non sono troppo lontane. Andrea, giocatore nonché vice allenatore, sta organizzando uno degli ultimi viaggi del campionato. Un po’ di organizzazione e le trasferte si affrontano con entusiasmo. Anche quando prevedono un appuntamento alle 5.30 di sabato mattina. La squadra esiste da poco prima di Torino 2006 e resta la curiosità di sapere come viene finanziata ogni attività. “Il più grande contributo è arrivato con Tiziana Nasi e Sportdipiù (http:// www.sportdipiu.it/default.asp). Poi c’è il sostegno di Fiat Autonomy (http:// www.fiatautonomy.com/), agevolazioni comunali, e l’importantissimo contributo dei volontari: l’allenatore, gli attrezzisti, gli autisti che accompagnano la squadra in trasferta” – continua Laura. Per lei, che è ingegnere, la passione per questo sport è nata da un interesse prettamente scientifico. “Stavo scrivendo la tesi sullo slittino usato dai giocatori”. Non se ne è più andata, ma non si sbilancia su particolari da cronaca rosa.
Fatica vera
La squadra nel frattempo è pronta a scendere in campo per l’allenamento. Lo slittino è uno strumento davvero affascinante. Ma come diavolo farà la punta a non toccare il ghiaccio? Le due ore in pista iniziano con il riscaldamento: avanti e indietro, curve, sfide in velocità, controllo del puck, che i più abili fanno correre da destra a sinistra sotto lo slittino. La differenza tra chi gioca da anni e chi ha appena iniziato è abbastanza evidente, ma solo nella tecnica. L’impegno e la concentrazione sono uguali per tutti. Arriva il momento di simulare qualche schema. “Andate da qui a lì, lasciate il disco sulla linea, lo riprendete dall’altro lato, lo passate a chi c’è dopo di voi, uno-due lui ve lo ripassa, tirate in porta”. Una gran confusione all’inizio, ma dopo poco lo schema diventa chiaro per tutti. Si passa alla partita dopo quasi due ore di allenamento. Mettere in pratica gli schemi appena allenati non è facile perché ora bisogna affrontare anche gli avversari. “C’è molto scontro fisico come nello standing hockey (quello giocato in piedi), ma in questo caso il pressing può avvenire solo lateralmente, spalla a spalla, non con la punta dello slittino”, ci spiega Laura. Non manca lo spettacolo. L’azione è un po’ più lenta rispetto all’hockey tradizionale, ma scontri e cadute appassionano e non poco.
Tori d’europa in cerca di giovani
Sono ben cinque i Tori Seduti reduci da un importantissimo successo con la Nazionale. Quest’anno l’Italia ha vinto i Campionati Europei di sledge hockey, che si sono tenuti a febbraio a Solleftea, in Svezia. In quella che è la patria dello sledge hockey gli italiani sono riusciti a battere le squadre favorite, tra cui la Norvegia campionessa uscente. I giocatori della Nazionale sono molto fieri del loro risultato, che li ha ripagati dei tanti sacrifici. Quello che preoccupa i Tori Seduti e il mondo dello sledge hockey in Italia in generale è la mancanza di nuovi giocatori da formare. “In Italia ci sono solo tre squadre, e se una delle tre dovesse sciogliersi sarebbe davvero un peccato, proprio adesso che l’Italia ha vinto gli Europei” continua Laura. “Quello di cui c’è bisogno è avvicinare i più giovani a questo sport. Per questo speriamo tanto nell’azione di Sportdipiù, che è riuscita a fare la differenza in tante altre discipline.” Fino ad oggi la squadra è cresciuta solo grazie al passaparola, ora è necessario creare continuità. I risultati sono un’ottima pubblicità. Parliamone!




[...] Leggi tutte le notizie dei Tori Seduti sulla nostra pagina Campioni. [...]